Mura

Le mura medievali

Nel corso del XIV secolo Treviso si era dotata di alte mura merlate ed era collegata con i borghi e la campagna grazie a dodici o tredici porte. Le mura erano realizzate in mattoni cotti secondo le tecniche medievali. Di questa cinta muraria sono visibili alcuni resti nel tratto delle mura in corrispondenza a porta Altinia, costruita accanto ad una precedente porta medievale di cui sussistono le volte.

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Le mura cinquecentesche

Le mura attualmente visibili sono cinquecentesche.
Tra il 1509 e il 1518 furono abbattute le mura medievali, i borghi e tutti gli edifici che si trovavano all’esterno o, seppur all’interno, nelle immediate vicinanze della cinta muraria. Si passò così da una struttura urbana con uno sviluppo a raggiera in corrispondenza delle arterie che si allontanavano dal centro, ad un impianto murario poligonale che traccia il limite invalicabile delle attività edilizie. Oltre la cinta muraria si estendeva una spianata priva di case ad alberi.
Le nuove mura furono costruite a terrapieno, rivestito all'esterno da una spessa muraglia in mattoni, più economico e facile da usare rispetto alla pietra, ma anche più elastico per resistere all'artiglieria. Sono decorate a due terzi dall’altezza da un cordolo in pietra d’Istria, in alcuni tratti ancor oggi conservatosi. In prossimità dei principali bastioni sono tuttora visibili, incastonati nel parametro di mattoni, eleganti bassorilievi raffiguranti il leone di san Marco, simbolo del dominio della Serenissima.
Le mura, infatti, furono edificate per ordine della Repubblica di Venezia, che, dopo la sconfitta nella battaglia di Agnadello (14 maggio 1509) dalle truppe francesi della Lega di Cambrai, fu costretta a rinunciare ad espandersi nel resto d'Italia ma soprattutto a fortificare le sue più importanti città della terraferma per difendere il cuore della Repubblica.

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I progettisti

Il progetto e la realizzazione dell'opera furono affidati al frate francescano Giovanni Giocondo da Verona (a cui è dedicato uno dei varchi attualmente esistenti lungo le mura), il quale si occupò degli interventi d’urgenza tra il 1509 e il 1513. Tra il 1513 e il 1515 la progettazione generale e definitiva è stata opera del capitano Bartolomeo D’Alviano. Il completamento dell’anello murario avvenne tra il 1516 e il 1519. Tra il 1520 e il 1560 si susseguirono opere di completamento e finiture.
Una volta completate le mura, si diede avvio alle opere idrauliche. Fu deviato il corso del fiume Botteniga in modo da creare attorno alla città un profondo fossato e attraverso il complesso sistema di chiuse ancora visibile sotto il Pone de Pria, in corrispondenza dell’ingresso del fiume in città, si poté, all'occorrenza, allagare la spianata circostante.
L’opera di fra Giocondo sopportò l’assedio di Treviso, posto dagli eserciti della Lega di Cambrai nell'estate del 1511 e sfociato nell’attacco decisivo tra il 7 ed il 15 ottobre, che si risolse in un nulla di fatto.

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Le porte

Le porte furono ridotte a tre: tra il 1514 e 1515 fu costruita porta Altinia, la cui struttura ricorda ancora i caratteri della torre difensiva. Scampato il pericolo, il podestà Nicolò Vendramin e poi Paolo Nani, decisero di ricostruire, proprio per celebrare la vittoria, porta Santi Quaranta, o “Vendramina”, e porta San Tommaso con lo stile degli archi trionfali romani.
Il divieto di costruire fuori delle mura durò quasi tre secoli. Venuta meno l’impellenza della funzione difensiva, il terrapieno all’interno delle mura fu adibito a pascolo e coltivazione.

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La funzione di barriera daziaria

Solo a partire dal 1800 il terrapieno fu sistemato per ricavarne un lungo viale alberato dedicato al passeggio e parco giochi per i bambini. Sempre negli stessi anni le mura furono trasformate in barriera daziaria, cosicchè ogni accesso alla città, per terra o per fiume, fosse controllato e soggetto ad imposta (tra i caselli daziari rimasti, all’epoca eretti in corrispondenza degli accessi, rimane quello posto di fianco alla Barriera Garibaldi, all’uscita del Sile dalla città, in luogo dell’antico “Portello”).
Fino agli inizi del 1900 il collegamento tra il centro storico e la periferia era permesso solo attraverso le tre uniche porte. Solo in seguito si provvide all’abbattimento di un ampio tratto sud-ovest e all’apertura di numerosi varchi.
Le mura sono il monumento più imponente della Città e sono diventate parte integrante del panorama urbano.

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Porta Santi Quaranta

Descrizione:

Porta Santi Quaranta è una delle tre porte delle mura cinquecentesche di Treviso. Si trova alla fine di Borgo Cavour. In passato garantiva l'accesso in città da ovest (Castelfranco e Vicenza, Padova, Feltre). Trae il nome dalla vicina chiesa intitolata ai quaranta martiri di Sebaste, l'attuale Sant'Agnese.

Origini:

E’ sorta sul sito della precedente porta medioevale (1176-1178 podesteria di Oberto Visdomino), rasa al suolo in periodo rinascimentale, durante il dominio della Serenissima per la realizzazione della “fortezza” di Treviso.
Porta Santi Quaranta è stata costruita tra il 1516-1517, durante il governo del Podestà Nicolò Vendramin, del quale era stata posta una lapide autolaudatoria sopra il portello destro (chiamata anche ‘Porta Vendramina), fatta poi scalpellare dal Consiglio dei dieci.
E’ attribuita all'architetto Alessandro Leopardi, ideata in puro stile classico-rinascimentale, con prospetto in candida pietra d’Istria, realizzato secondo il modello dell’arco di trionfo romano.
Sopra e sotto la porta erano installate cannoniere per il tiro di gittata e per quello radente.
Sul fornice centrale è incastonato un leone, rifatto nel 1909 in sostituzione di quello distrutto dalle truppe Napoleoniche nel 1797. Sopra i due portelli laterali vi sono delle incisioni, a destra quella in ricordo del Podestà Vendramin e , a sinistra, altra in ricordo di Bartolomeo d'Alviano comandante dell'esercito Veneziano e autore del definitivo progetto delle nuove mura, approvato dal sento Veneto nel 1516.
Tre fessure verticali ricordano il vecchio ponte levatoio, sostituito dal settecentesco ponte in muratura.
Sotto la porta si può ammirare il quattrocentesco bassorilievo di S. Liberale, patrono di Treviso, proveniente dalla vecchia porta medioevale. Vi si trovano anche due lapidi: una ricorda la fine dei moti insurrezionali trevigiani del 1848 e l'altra l'entrata dei Cavalleggeri Monferrato il 5 Luglio 1866, che portava alla definitiva annessione della città al Regno d'Italia. La porta prese allora il nome di Porta Cavour. Il nome originale fu ripristinato nel 1932.

Curiosità:

Porta Santi Quaranta è dedicata ai soldati romani uccisi in Armenia a causa della loro fede cristiana. E’ un gioiello di architettura e di arte, con la facciata esterna riccamente decorata. Aveva funzione difensiva visto che in origine il tetto poteva ospitare macchine da guerra. All’esterno della porta c’era un cannone puntato verso chi entrava. Nei locali adiacenti la porta oggi ci sono ristoranti e locali, ma un tempo in quei posti venivano ospitate le guarnigioni e munizioni per la difesa. All’interno di porta santi quaranta è ancora possibile visitare l’antica sala d’armi.

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Porta San Tommaso

Porta San Tomaso situata tra le mura di Treviso è la più maestosa delle porte di questa città.
Fu eretta nel 1518 in soli 10 mesi su commissione del podestà Paolo Nani, doveva infatti chiamarsi "Porta Nana".
É opera di Guglielmo D’Alzano di Bergamo, anche se la storia non esclude l’intervento di marmorari provenienti da Venezia, in particolare i fratelli Lombardo.
La storia anche se poco nota è precisa: il senato veneziano impose al podestà di Treviso di dedicare la porta, come una vicina chiesa andata distrutta, all’arcivescovo di Canterbury San Tomaso Becket.
Nonostante ciò Paolo Nani fece erigere sulla sommità della copertura, una peculiare cupola in legno e piombo, la statua raffigurante l’apostolo, suo omonimo, San Paolo.
Porta San Tomaso è costruita in bianca pietra d'istria con elementi decorativi che riprendono lo schema degli archi trionfali classici (colonne aggettanti, ornati e stemmi ad altorilievo).
Al centro del fronte esterno è posto il Leone di San Marco, benchè antico non è l'originale essendo stato qui collocato nel 1857, e sull’arco centrale è riportata la scritta: “Porta de San Thomaso”, in dialetto veneto.
Sull’arco rivolto verso la città, la stessa scritta è riportata in lingua latina “Porta Sancti Thomae; Dominus custodiat introitum et exitum tuum” a rimarcare la differenza tra la cultura aristocratica del centro e le conoscenze del ceto più povero della campagna.
Fra il 1910 e il 1938 la porta fu attraversata del binario della linea 1 della rete tranviaria di Treviso.Dal 2011, in occasione del termine della ristrutturazione delle due facciate della porta, è stata chiusa al traffico dei veicoli a motore. Prima di tale data, infatti, era uno dei collegamenti fra la circonvallazione interna e quella esterna e permetteva di collegare piazzale Burchiellati con viale Fratelli Cairoli, nei pressi di viale Vittorio Veneto.
Nell’arco della sua storia il nome della porta cambiò: durante i moti risorgimentali divenne “Porta Mazzini” e mantenne questo nome anche per alcuni decenni dopo il 1900, finché non fu ripristinato quello attuale di Porta San Tomaso.

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Piazza Duomo

Piazza Duomo è una piazza di Treviso caratterizzata da una forma piuttosto asimmetrica e allungata, che costituisce il cuore del potere religioso.
Su Piazza Duomo si affacciano diverse importanti architetture religiose della città: il Duomo di Treviso; la Chiesa di San Giovanni Battista; l'Episcopio (il palazzo in cui ha la residenza il vescovo di Treviso.
Contiguo alla Cattedrale , chiude ad angolo Piazza Duomo, coprendo con una volta a crociera un tratto di Via Canoniche.); la Scuola del Santissimo Sacramento (posta tra la Chiesa di San Giovanni Battista ed il campanile del Duomo, è un antico luogo di ritrovo per la confraternita.).
Di fronte al duomo si trova l'ex tribunale; in precedenza sorsero qui il palazzo di Ezzelino III da Romano, dato alle fiamme dai trevigiani nel 1260, e il fondaco delle biade, poi trasformato in deposito di legna, da cui derivano gli antichi nomi di “Piazza delle Biade” e “Piazza delle Legne”.
La maggior parte delle antiche abitazioni che si affacciavano sulla piazza furono demolite nel 1935, nel corso dei lavori di restauro della chiesa di San Giovanni Battista. Il bombardamento anglo-statunitense del 1944, oltre a danneggiare gravemente l'ala nord-ovest dell'Episcopio, distrusse casa Barisan, la cosiddetta "Casa Rossa" affrescata da Giovanni Matteo da Treviso nel 1503.

Duomo di Treviso

Il Duomo di Treviso domina con tutta la sua imponenza Piazza Duomo.
L'antico aspetto della Cattedrale dedicata a San Pietro ha subito nel corso dei secoli una serie di demolizioni, rifacimenti e restaurazioni. Nel XI-XII secolo, demolito il primitivo edificio, si procedette alla costruzione di una nuova chiesa in forme romaniche, della quale rimane la cripta, dalle sue volte molto abbassate e dalle dieci file di esili colonne. Della Cattedrale romanica sono rimasti: il bel portale lapideo con in alto il Cristo in maestà ed ai lati i rilievi con le storie della vita di Maria e dell'infanzia di Gesù, ricostruito all’interno a ridosso della contro facciata; i due robusti leoni in marmo rosso di Verona ai lati della gradinata. Il Duomo è caratterizzato da sette cupule, cinque poste nella navata centrale e altre due che chiudono le cappelle nel transetto.
Nel Quattrocento venne costruito un porticato gotico.
Il pronao a sei colonne ioniche è una aggiunta neoclassica.
All'interno del Duomo si trovano importanti opere di pittori trevigiani del Rinascimento (Tiziano e il Pordenone) e magnifiche cappelle ricostruite in stile rinascimentale.
Nel tempio sono sepolti parecchi santi, tra i quali S. Liberale, patrono della città.

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Battistero di San Giovanni

La Chiesa di San Giovanni Battista, si affaccia in piazza Duomo ed è ubicata a fianco della cattedrale, all’imbocco di Via Calmaggiore.
E’ un importante esempio di architettura romanica ed è stata edificata nei secoli Xl-XII sulla base di altri edifici più antichi.
L'edificio è a pianta rettangolare ad una navata, con abside semicircolare ed è costruito in laterizio con paramento a vista, posto su alto zoccolo segnato da blocchi di trachite.
Per secoli ha rappresentato l’unico fonte battesimale cittadino.
La chiesa subì il primo restauro nel 1222 a causa di un terremoto ed in seguito è stata oggetto di interventi edilizi oggi non più visibili.
L’aspetto attuale è frutto dei restauri susseguitisi negli anni, l’ultimo recentissimo del 2017. I restauri hanno riportato la chiesa alle originali linee romaniche, in particolare è visibile il tipico rosso mattone ed il portone trecentesco.

Esterno:

La facciata a capanna è divisa in cinque campi da lesene raccordati in alto da archetti pensili. Il campo centrale, più largo, è a tre archetti sotto i quali si aprono gli altrettanti fornici di una trifora, i campi laterali a due. Sopra la serie di archetti una riga di mattoni, posti a dente di sega rientranti, gira anche sui lati cingendo tutto l'edificio. Il portale ha stipiti in cotto lisci e un robusto architrave in trachite sopra il quale si apre un arco tondo. Ai lati del portale sono murati alcuni fregi d'epoca romana. Sopra la lunetta e la trifora è invece collocato un bassorilievo in pietra d'Istria del XIV secolo raffigurante la Decollazione di San Giovanni Battista. Per consentire l'accesso all'aula è stata costruita, nel secondo dopoguerra, una scala a due rampe in mattoni in corrispondenza del portale.
I fianchi sono anch'essi caratterizzati da campi del tutto simili a quelli in facciata, solo le dimensionisono leggermente differenti. Nel fianco meridionale, diviso in sette campi (il terzo e il quinto più piccoli), si apre una porta, analoga al portale principale, cui si accede grazie a tre scalini semicircolari moderni. La lunetta è qui affrescata con una Madonna con santi Giovanni Battista e Prosdocimo (opera bizantino-romanica del XIII secolo). La finestra immediatamente superiore è moderna. Nel sesto comparto è aperta una nicchia ad arco gotico anch'essa decorata con la figura di San Giovanni Battista con i santi Cristoforo e Giacomo e tre angeli a fresco (XV secolo).
Una scala addossata al principio del Cinquecento taglia in parte i due ultimi scomparti e conduce all'attigua Scuola del Santissimo Sacramento.
Nel fianco settentrionale, caratterizzato anch'esso da sette campi di ampiezze irregolari, si apre una porta non servita da scala e sormontata da una semplice rappresentazione dell′Agnus Dei. Nell'abside è visibile la forma originaria del cornicione con esili e rade mensoline in mattone a sorreggere una cornice molto semplice, sempre in laterizio. Affiancano l'esedra due finestrelle molto strette con arco a tutto sesto. Presso l'abside, un campaniletto più tardo.

Interno:

L'interno, una semplice aula rettangolare, ha nel fondo un piccolo presbiterio con abside, chiuso da balaustre a colonnine marmoree e con teste di Santi (sec. XV). Ai lati del presbiterio si trovano due absidiole che racchiudono affreschi duecenteschi: quella di destra una Madonna col Bambino e Santi, di carattere romanico; quella di sinistra una Madonna con Bambino tra l'Arcangelo Gabriele e San Prosdocimo, opera dai lineamenti ancora bizantini. Al centro dell'aula si trova il grande Fonte battesimale in marmo rosso.
Nel giugno 2017 è stata svolta l’ultima grande opera di restauro che ha comportato la dotazione della chiesa di riscaldamento e di un adeguato impianto elettrico, che ha consentito di valorizzare le opere contenute nell’edificio. Inoltre, grazie alla realizzazione di un nuovo serramento vetrato sul lato verso Calmaggiore, il fonte battesimale è ora visibile anche dall’esterno ed è divenuto parte integrante della città.
Anche il portone trecentesco posto sul fronte è stato restaurato sotto la supervisione delle Belle Arti.

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Chiesa di San Francesco

La Chiesa di San Francesco è situata in Via Sant'Antonio da Padova.
I Frati Minori, inviati dallo stesso Francesco d’Assisi, si stabilirono a Treviso dal 1229 ed edificarono la chiesa alla fine del XIII secolo. L’edificio è testimonianza del periodo di transizione dal romanico al gotico.
Ridotta a deposito militare in seguito alle soppressioni napoleoniche, potè tornare al suo splendore soltanto il 4 ottobre del 1928, festa di San Francesco. Per l'occasione fu fatto venire da la Verna, dove il Santo ricevette le stimmate, un masso di pietra che doveva fungere da altare, semplice ma di profondo significato: all'interno furono racchiuse le reliquie del Santo, mentre all'esterno vennero incisi dei versi di Dante.
Il Tempio di San Francesco colpisce per la mistica suggestione dell'interno, dove una luce soffusa penetra dal rosone della facciata e dalle lunghe finestre gotiche dell'abside. Un'unica navata, in gran parte in mattoni a vista e con numerosi affreschi, è coperta da un soffitto a carena di nave. Sulla destra si aprono cinque cappelle con i sepolcri di antiche nobili famiglie trevigiane. Vi è pure custodita la tomba del figlio Dante, Pietro Alighieri, e la pietra tombale di
Francesca, figlia di Petrarca.
In netto contrasto con l'aspetto antico della chiesa è il campanile, rifatto in stile moderno.

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Chiesa di San Nicolo'

La Chiesa di San Nicolò si trova nella zona sud-occidentale di Treviso, sulla riva sinistra del Sile. Tempio annesso all'edificio dell'ex convento dei domenicani.
Correva l’anno 1303 quando, col nome di Benedetto XI, fu eletto Papa il cardinale trevigiano Nicolò Bocassino. Il nuovo Papa si adoperò per donare alla sua città una grandiosa chiesa che fu dedicata al Santo che porta il suo nome. Il tempio, ancor oggi, rappresenta il monumento più insigne e maestoso della città. Di grandi dimensioni, ma al contempo molto armonioso, è eretto in stile romanico-gotico con accanto l’altissimo campanile.
All’interno il tempio presenta tre grandi navate divise da dodici colonne, alcune affrescate con opere di grandi artisti.

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Chiesa di Santa Maria

La chiesa di Santa Maria Maggiore, chiamata anche Madonna Grande (Madona Granda in dialetto trevigiano), è un luogo storico di culto situato nel centro di Treviso.
Il Santuario fu il luogo di conversione di San Girolamo Emiliani (1486-1537) ed è uno dei principali luoghi di culto dei Padri Somaschi.
La nascita di questa chiesa risale ai tempi dell’evangelizzazione del territorio trevigiano, compiuta da San Prosdocimo, protovescovo di Padova e discepolo dell’apostolo Pietro.
Il primo nucleo risalirebbe ad un periodo tra il I e il III secolo.
La chiesa venne riedificata nel XI, come attesta un codice dell’epoca: “Nell’anno del Signore 780, settimo di Carlo Magno, il duca di nome Gevardo edificò in un suo fondo una chiesa a onore della beatissima Vergine Maria, della Croce di Santa Fosca martire”. La chiesa fu poi aggregata al monastero di Mantova e retta dai monaci.
Il santuario andò distrutto durante le invasioni barbariche, dopo il saccheggio degli Ungari del 898.
Nella seconda metà del XV secolo la chiesa fu riedificata, in stile tardo gotico, dai Canonici Lateranensi, che lasciarono inalterate la facciata in laterizio e l’immagine della Madonna col Bambino, realizzata da Tommaso da Modena, artista che visse a Treviso tra il 1346 ed il 1358.
La venerazione dell’immagine della Vergine fece della chiesa un centro di grande pietà. Per riconoscenza di grazie ricevute molti signori feudali concorsero a dare alla cappella le dimensioni di un vero Santuario e dal XII secolo il nome di Madonna Grande o Santa Maria Maggiore ricorre costante nei documenti.
I pellegrini in Cammino per Roma si recavano a visitarla ed il libero Comune di Treviso richiamò i monaci per un servizio religioso concreto.
Con la guerra di Cambrai (1508-1516) fu messa in pericolo la sussistenza del Santuario.
Nel 1509, a seguito delle opere di fortificazione della città, affidate all’illustre architetto veronese Fra’ Giocondo, si iniziò l’abbattimento del santuario perché troppo a ridosso dei bastioni collocati all’incrocio tra Sile e Botteniga e per recuperare mattoni da utilizzare per la realizzazione delle nuove mura.
Durante le opere di demolizione, mentre ci si avvicinava all’affresco trecentesco della Madonna con Bambino, a cui la pietà popolare era devotissima, il popolo insorse, tanto che i lavori furono interrotti e la porzione di chiesa tra l’entrata e l’affresco fu salvata.
La città di Treviso resistette agli attacchi francesi e tedeschi e, alla fine della guerra, il Senato di Venezia donò alla chiesa la torre militare che era stata eretta a fianco della chiesa, che fu utilizzata come torre campanaria. Solo verso la fine del XIX secolo la torre campanaria venne ricostruita con l’intento di renderla più alta.
Il transetto e le cappelle absidali furono ricostruite in linee rinascimentali nel 1523, dopo la guerra di Cambrai.
Durante il bombardamento del 13 marzo 1943, da parte degli alleati, furono distrutte la navata centrale e oltre metà della facciata principale.
La chiesa divenne cattedrale nel 1932.
Attualmente è una parrocchia che fa parte del vicariato urbano della diocesi trevigiana.

Esterno:

La facciata è in stile tardo gotico veneziano, con linee vagamente orientaleggianti. La facciata si presenta semplice e spoglia, rivestita in laterizio e sormontata da cinque eleganti edicolette gotiche in pietre d’Istria a colonne ed archetti trilobi.
Ci sono tre porte di accesso, sempre incorniciate in pietra d’Istria. Ogni porta è sormontata da un rosone e tra i rosoni si notano due alte finestre, che terminano con un arco a sesto acuto.
Quattro lesene affiancate e tra loro equidistanti inquadrano gli elementi architettonici della facciata conferendo a quest’ultima un aspetto di maggior verticalismo.

Interno:

L’interno, a pianta rettangolare, è diviso in tre navate in stile gotico-veneto, con colonne rosso-mattone. La crociera, il presbiterio e l’abside, ricostruite dopo l’assedio della Lega di Cambrai (1511), sono in stile rinascimentale. Alla parete destra del presbiterio vi è un dipinto di E. Marchesini (1996) raffigurante l’offerta del Comune “de mense augusti in festo Beatae Mariae Virginis”.
Dal braccio sinistro del transetto si accede alla Cappella del battistero con alle pareti affreschi – tra cui l’Ultima Cena di L. Fiumicelli e G.P. Meloni del 1540.
L’immagine della Madonna, opera di Tommaso da Modena, si trova nel transetto sinistro all’interno di un tempietto, probabilmente opera di Pietro Lombardo, XV-XVI sec..
Il tempietto è un quadrilatero costituito da transenne a tre aperture; è in marmo intarsiato con fregi ed ornamenti. Sulle transenne si ergono pilastrini a sezione quadrata che sostengono una snella trabeazione.
Il complesso è stato studiato per mettere in evidenza la centralità della Madonna miracolosa, introno alla quale si moltiplicano gli ex voto.
Presso l’immagine della Madonna sono conservati i ferri della prigionia di Girolamo Emiliani, durante la quale maturò la sua vocazione.
All’interno della basilica vi è un Crocifisso ligneo del secolo XVI.

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Calmaggiore

Il Calmaggiore ufficialmente Via Calmaggiore, è un tratto dell’antico “cardo maximus” ed oggi costituisce la strada principale di comunicazione tra la piazza dei Signori ed il Duomo.
L'antica direttrice proseguiva a nord fino al ponte di San Chiliano (nell'attuale via Antonio Canova) e, dal lato opposto, lungo le odierne via Indipendenza e via Santa Margherita, fino al ponte di Santa Margherita.
Nel Medioevo la strada collegava simbolicamente i due centri del potere, la cattedrale, sede del potere spirituale, e il palazzo della Signoria, sede del potere temporale.
La strada è costeggiata da due cortine di palazzi porticati, alcuni affrescati, di varie epoche e stili, come dimostrano il variare delle altezze e delle ampiezze delle facciate e dei portici, le forme, le dimensioni ed i materiali di finestre e balconi, colonne e pilastri.

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Loggia dei Cavalieri

La Loggia dei Cavalieri è situata sull'odierna Piazza Crispi, all’incrocio tra Via Martiri della Libertà e Via dell’Indipendenza, rispettivamente il decumano e il cardo all’epoca della Treviso romana.
La Loggia dei Cavalieri è una singolare struttura a pianta quadrata, aperta su tre lati da archi a tutto sesto con esili colonne in pietra d'Istria che poggiano su un parapetto e sorreggono il tetto. Al centro una colonna di età romana sostiene le travature di legno collegate da una soluzione statica che conferisce all'insieme una straordinaria leggerezza.
La loggia è il simbolo del potere politico assunto da nobili e cavalieri nel periodo del Libero Comune e fu costruita nel 1276, come luogo di incontri, convegno e giochi.
Abbellita da pitture ad affresco con fregi, all'interno erano rappresentati episodi della guerra di Troia. In altre parti la loggia era decorata con scene amorose, figure di re, donne e giullari. Su un lato, sotto il frontone, un lungo fregio prevenuto in buono stato fino ai nostri giorni, raffigura una carica di cavalieri che corrono a coppie.
Alla fine del Quattrocento la Loggia dei Cavalieri fu utilizzata come magazzino.
In seguito la costruzione andò sempre più in abbandono, il bombardamento dell'ultimo conflitto ne distrusse un lato, ma il successivo restauro riportò l'edificio al suo aspetto originale.
Attualmente, la Loggia dei Cavalieri, ospita numerosi eventi culturali, musicali e di divertimento.

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Piazza Indipendenza

Piazza Indipendenza si trova nel cuore di Treviso, a fianco al Palazzo dei Trecento. E’ circondata da negozi, bar e ristoranti ed è poco distante da Piazza dei Signori e dalla Loggia dei Cavalieri.
Il nome della piazza deriva dalla statua che la prevale: Il Monumento dell’Indipendenza, conosciuto anche come Monumento ai Morti per la Patria.
L'opera rappresenta la personificazione della Provincia di Treviso che calpesta le catene della dominazione asburgica. È dedicata ai patrioti trevigiani morti nel 1866 durante la terza guerra d’Indipendenza, che portò all'unificazione di Treviso e delle province venete con il Regno d’Italia.

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Piazza dei Signori

Piazza dei Signori è il cuore della città di Treviso e grazie alla sua eleganza può essere definito un salotto cittadino. Fu così denominata a partire dalla metà dell'Ottocento, mentre in precedenza veniva chiamata “Piazza Maggiore”, nel Medioevo era invece la “Piazza del Carubio”, nome che ricorda l'antico “Quadruvium” della città romana, punto di incrocio fra il cardo ed il decumano.
Nella piazza si possono ammirare parecchi leoni con il Vangelo, segno della dominazione della Serenissima.
Di forma rettangolare la piazza è delimitata su tre lati da edifici che in origine risalivano al XIII secolo. Sul lato nord, è il grandioso Palazzo del Podestà (fine 1400), dominato dalla grande Torre, originariamente sede della Signoria, oggi proprietà del Comune .
Sul lato est, imponente, è il Palazzo dei Trecento (1200), antica sede del Maggior Consiglio, chiamato anche “Palazzo della ragione”, perché centro sociale- amministrativo della città. Nel lato ovest, il meraviglioso Palazzo Pretorio con facciata del ‘600.
Dietro il Palazzo del Podestà va ricordato anche il Monte di Pietà, fondato nel 1496, su congiunta iniziativa laico-religiosa mirata soprattutto a combattere l’usura praticata dagli Ebrei, nel XIX secolo convertito a Cassa di risparmio (la futura Cassamarca, la cui Fondazione lo ha acquistato nel 2004).
Il palazzo si trova sopra la chiesa di S. Lucia, poi esteso sopra S. Vito. Entrambe le chiese sono ricche di affreschi, tra cui spiccano quelli di Tommaso Da Modena.
Questi edifici, sotto le numerevoli arcate gotiche, presentano numerosi caffè che rendono Piazza dei Signori un luogo molto popolare.
In quanto piazza principale, talvolta ospita eventi.

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Palazzo dei Trecento

Palazzo dei Trecento, detto anche Palazzo della Ragione, si trova in via XX Settembre e si affaccia sul lato ovest a Piazza dei Signori e sul lato est a Piazza Indipendenza.
Il Palazzo fu costruito attorno al 1185 come sala per assemblee dei diversi organi del Comune di Treviso (Domus Comunis); il suo completamento risale al 1268. Nel corso dei decenni il Palazzo fu sede del Tribunale dei Consoli, luogo di pubbliche assemblee (le concioni), luogo in cui il Podestà amministrava la giustizia, sede del Maggior Consiglio, detto anche dei Trecento(da qui deriva il nome del Palazzo), che vi si riuniva anche in funzione di suprema assise civica. Verso la fine dell'800 il Palazzo subì numerose vicissitudini.
I primi lavori di restauro, terminati all'inizio del '900, liberarono il Palazzo dall'intonaco e lo coronarono di merlature di tipo ghibellino. Fu inoltre spostata la scalinata esterna di accesso al salone, dal lato ovest (Piazza dei Signori) al lato est (Piazza Indipendenza).
Nel 1944 il Palazzo fu vittima di un bombardamento che causò gravi danni alla struttura e agli affreschi del salone, tanto che inizialmente si pensò alla completa demolizione. Fortunatamente, si decise di procedere al restauro delle pareti superstiti e alla ricostruzione delle pareti crollate, i merli furono ricostruiti in foggia guelfa.
Oggi Palazzo dei Trecento è ancora sede del consiglio comunale, oltre che prestigioso luogo di mostre ed esposizioni.
Il Palazzo, con una superficie in mattoni, si compone di due piani.
Al piano terra, aperto nel 1552 da archi a tutto sesto, ha luogo la Loggia, realizzata da Andrea da Valle. Al piano superiore si trova il salone, illuminato da una serie di trifore.
Internamente si conservano parzialmente gli affreschi realizzati tra XIV e XVI secolo da artisti veneti, raffiguranti perlopiù stemmi e temi legati al potere civile e alla giustizia. Degne di nota, sulla parete sud sono le pitture raffiguranti la Madonna con Bambino, i Santi Liberale, Pietro e Le quattro virtù cardinali.
Il soffitto del salone è a capriate lignee.

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Torre Civica

La Torre Civica di Treviso è una torre di età medievale di architettura romana, che si innalza dal Palazzo dei Trecento in piazza dei Signori, con i suoi quarantotto metri è la più alta della città.
La torre fu costruita nel 1218 durante l'età comunale con il complesso del Palazzo dei Trecento.
Nei secoli seguenti venne abbellita e munita di un orologio con grande quadrante rivolto verso la piazza, inoltre venne coperta da una lanterna.
Nel 1877 subì lavori di restauro e ricostruzione: la lanterna, coperta da cupolino plumbeo, già in stato di rovina, venne abbattuta con gran parte della cella campanaria. La parte sommitale venne ricostruita innalzandola di alcuni metri e terminandola con merli ghibellini neogotici. L'antico orologio venne sostituito da un meccanismo più avanzato, dotato di due lancette. Anche il quadrante venne cambiato con uno più piccolo in pietra.
Nel Secondo Conflitto Mondiale, in cima alla torre, era posta su un palo di ferro una sirena antiaerea che alle 12:30 del 7 aprile 1944 diede il segnale del tragico bombardamento aereo da parte degli statunitensi.
Nella cella campanaria si trova la campana civica a slancio (fusione De Poli di Vittorio Veneto, pesante circa 2700 chilogrammi), oggi battuta a martello ad ogni ora. La campana civica è terza per dimensioni nel Veneto.

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Piazza San Leonardo

Piazza San Leonardo si allarga attorno ad un’armoniosa fontana con delfini posta al centro.
La fontana è stata costruita nel 1929. Di fronte ad essa si erge il cinquecentesco Palazzo di Ca’ Spineda (ora sede della Fondazione Cassamarca). Dall’altro lato della piazza è la Chiesa di San Leonardo, di antica origine, ma ampiamente ristrutturata nell’ Ottocento.

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Ca' Spineda

Ca' Spineda è un magnifico palazzo situato in Piazza San Leonardo, di fronte all'omonima chiesa. Dal 1935 è sede della Fondazione Cassamarca e attualmente ospita l'incantevole collezione d'arte della Fondazione, nella quale spiccano importanti opere di Guglielmo Ciardi.
Questo palazzo fu edificato su commissione della famiglia Spineda nel 1560, ampliando una precedente dimora.
Subì ulteriori ristrutturazioni ed ampliamenti durante il XVIII secolo: fu inserito l'imponente scalone progettato da Giordano Riccati e decorato da Gaspare Diziani; fu sviluppata una magnifica sala da ballo su due piani con ballatoio, il salone del piano nobile fu affrescato da Basilio Lasinio e a metà dell'800 Pietro Paoletti dipinse “le Allegorie dei quattro Contenti” in una delle stanze principali.
Il 15 novembre 1866 Ca' Spineda ebbe ospite Vittorio Emanuele II.
Sulla muratura esterna di Ca' Spineda vi erano decorazioni raffiguranti le quattro stagioni, “Proserpina”, “La Morte di Adone”, “Pallade e Nettuno” purtroppo non ci restano di esse che la sola testimonianza del Burchiellati.
Attualmente la facciata del palazzo, intonacata di bianco, si dispone su tre piani, segnati da cornici marcapiano ocra; il piano terra è caratterizzato dal bugnato (lavorazione muraria a blocchi di pietra disposti in modo da ottenere un effetto aggettante) e da un intonaco più scuro.
Le aperture, sono bordate da cornici lapidee ai primi due piani; le due monofore della parte centrale sono impreziosite da un timpano.
Le decorazioni dell'atrio ritraggono una serie di rappresentazioni allegoriche contornate da decorazioni in stucco sia nel sovrapporta che nel cornicione curvo di raccordo tra le pareti ed il soffitto. Sono raffigurate le quattro virtù cardinali sui lati corti della sala e altre quattro figure femminili che personificano l'Arte, la Gloria Militare, l'Abbondanza ed una è di significato non precisato.

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Piazza San Vito

Inaugurata il 28 ottobre 1930 ed anticamente conosciuta come “Piazza delle Prigioni”; verso la fine dell'Ottocento furono distrutte le carceri trecentesche situate sopra via San Vito. Un corridoio le collegava al palazzo del Comune dove era il tribunale, chiamato anche “Officio del maleficio”.
È a quell'epoca che risale, nella sua attuale sistemazione, la Piazza di San Vito, una delle più animate della città.
Prima che tutta la zona fosse ristrutturata nelle forme attuali, era una “piazzetta delle erbe”, detta anche “delle carrette” o “del carbon”, ad indicare la vivacità del mercato che si svolgeva tutti i giorni della settimana. La piazza mantenne la sua funzione commerciale anche dopo, e venne aggiunta una grande tettoia in muratura per offrire riparo ai banchi dei venditori di frutta e verdura che occupavano (da molti anni ormai i venditori si sono trasferiti in Piazza San
Parisio) tutto lo spazio dove oggi si trovano una graziosa vera da pozzo e una rinomata fontana.
Circondata da edifici di epoche diverse e stili diversi, la Piazza di San Vito presenta la parte più bella rivolta verso l'elegante porticato addossato all'ononima chiesa di origine medievale , porticato eretto intorno alla metà del Cinquecento quando vennero costruiti, sopra la chiesa, i depositi del Monte di Pietà.
Collegata a quella di San Vito è la piccola chiesa dedicata a Santa Lucia, qui, in origine, si trovava la minuscola cappella di Santa Maria “ad carceres”, cappella costruita per il conforto religioso dei prigionieri, soprattutto dei condannati a morte che venivano poi sepolti nel cortiletto retrostante.
Attualmente nella zona si trovano un edicola, alcune attività commerciali, e graziosi bar con tavolini.

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Piazza Vittoria

Piazza Vittoria è una vasta piazza su cui si affaccia la Chiesa di Santo Stefano, il palazzo delle Poste Centrali e altri palazzi novecenteschi.
Colpisce subito il monumento che caratterizza questa Piazza: Monumento ai Caduti “Gloria”, in onore della vittoria del 1918, con la quale l’Italia pose fine alla Grande Guerra.

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Casa dei Carraresi

Casa dei Carraresi, è un palazzo medievale situato nel centro storico di Treviso, tra il fiume Cagnan e via Palestro.
Il nome Ca’ dei Carraresi deriva probabilmente dal fatto che il palazzo era stato adibito a sede di funzionari e soldati della nobile famiglia, che dominò la città tra il 1384 e il 1388, forse lo requisì per un certo periodo, come dimostra la presenza del loro stemma nella facciata dell'edificio.
Il 29 novembre 1388 i trevisani decretarono la cancellazione di quelle insegne: la mano di intonaco che ricoprì i tre stemmi ha permesso, nel corso del novecento, di riportarli alla luce.
Nel 1396 Giovanni Berton aquistò la confinante Casa Brittoni, cosicchè seguì le vicende di Ca' dei Carraresi.
Le due facciate della casa, furono tra il 1396 ed il 1397, oggetto di importanti interventi edilizi: si procedette alla sostituzione dei pilastri lignei che affondavano nel fiume Cagnan con analoghi in muratura e all'edificazione di una terrazza, sempre in muratura, che sostituiva la preesistente in legno.
Grazie alle autorizzazioni conferite dal Podestà di Treviso, nel 1402 si procedette con la sostituzione delle vecchie colonne in legno, poste lungo la strada, con altre in muratura. Fu posta la condizione che i nuovi pilastri non sconfinassero sul suolo pubblico e che i portici rimanessero aperti al libero passaggio di tutti i cittadini.
Lo storico complesso Carraresi-Brittoni, pervenuto nel patrimonio di Fondazione Cassamarca, è stato restaurato nel 1987 e destinato a Centro Convegni ed Esposizioni.
Tutti gli spazi sono stati pensati in maniera funzionale per poter accogliere le diverse espressioni dell’arte e della cultura. Per questo sono presenti sale di dimensioni e potenzialità diverse: dalla sala convegni alle sale meeting.

Esterno:

La facciata sul lato di Via Palestro è caratterizzata dal portico a cinque arcate a tutto sesto sorretto da quattro pilastri in pietra d'Istria a base quadrata e dalla serie di quattro eleganti trifore, interrotta da una bifora che permettono l'illuminazione al primo piano. Al secondo piano cinque piccole finestre quadrate, in corrispondenza delle arcate del portico.
La facciata sul lato della Pescheria, un tempo era caratterizzata dalla terrazza, oggi sostituita da una grande vasca in marmo di Pietrasanta, bagnata dal fiume Cagnan che scorre in parte sotto la Casa stessa. Richiamano la struttura simmetrica della facciata di Via Palestro le cinque grandi aperture con arcate a tutto sesto poggianti su archetti ribassati, le altrettante finestre rettangolari al piano nobile e le finestrelle quadrate all'ultimo piano.

Interno:

Il rilevante intervento di recupero ha modificato l'originaria tripartizione, suddivisa da scale e ascensore, degli spazi del piano terra e del primo piano, ora adattati ad una funzione espositiva.
L'ultimo piano ospita una moderna sala conferenze, in cui la maestosa presenza della copertura lignea crea uno spazio caldo e accogliente.

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Isola della Pescheria

Il Cagnan Grande è colui che abbraccia “La Pescheria”.
Il fiume passa sotto le case di via Pescheria, e si divide in due rami per formare un' isola suggestiva. Alla zona, un tempo occupata da una serie di mulini, si accede attraverso due ponticelli. Da un lato si affacciano case dai colori vivaci e con ampi portici che ancora conservano all'esterno i tratti caratteristici delle antiche case trevigiane con pitture ad affresco, mentre dall'altra riva si specchia la Casa dei Carraresi.
Come suggerisce il nome, questa zona ospita, con i suoi rigogliosi banconi dipinti, il mercato del pesce cittadino.
Il progetto della Pescheria era stato presentato a metà dell'Ottocento dall'ingenier Bomben e prevedeva la sistemazione di varie isolette allungate sul Canal Grande. Ne nacque allora un'unica isola che prese il nome di “Pescheria Nuova”. Ombreggiata da una cinta di ippocastani con al centro una vasca con fontana, fu unita alla città con un caratteristico ponte in ghisa. Inseguito la zona fu collegata a Piazza San Leonardo con un altro ponte più stretto. Sulle acque e sulle rive di quest' angolo romantico della vecchia Treviso, sostano da sempre anitre e cigni, mentre piccioni e gabbiani si aggirano intorno attirati dall'odore del pesce.
L'area della pescheria è stata rimodernata nel 2002 a seguito di un nuovo e innovativo progetto curato da Toni Follina. Un complesso di strutture moderne di copertura con tubi metallici e un gioco dell'illuminazione, ben inserito nell'ambiente, completano la veduta d'insieme come una chiatta galleggiante con bordatura in pietra bianca.
Al mattino l'sola è animata dai pescivendoli, mentre, fino a sera inoltrata, turisti e passanti godono dello spazio e delle suggestioni create dalle luci.

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Piazza San Parisio

Una casa con tre grandi archi sottostanti collega la Pescheria con Piazza San Parisio. Il sito ricorda un antico convento camaldolese del Quattrocento ed ogni mattina è occupato dai banchi del mercato ortofrutticolo.

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Il Mercato

Duo volte alla settimana (il martedì e il sabato) tutto il quartiere si anima per la presenza del grande mercato cittadino che, in prossimità di Porta San Tommaso e a ridosso delle mura, occupa la zona tra Piazzale Burchellati e Borgo Mazzini. Venditori di calzature e di capi di abbigliamento di ogni genere, fiorai e artigiani con oggetti di bigiotteria, richiamano l'attenzione della gente con la varietà delle merci esposte su decine di bancarelle.

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Il Sile - Introduzione

Il Sile è il più lungo fiume di risorgiva d'Europa, che nasce e scorre interamente nella dolce pianura veneta, tra Treviso e Venezia. Si sviluppa per circa 94 chilometri.
Le sorgenti dette “fontanassi”, sono localizzate tra Vedelago e Resana in provincia di Treviso e Piombino Dese in provincia di Padova.
Oggi la maggior parte delle polle dove un tempo l'acqua cristallina indugiava formando tanti piccoli laghetti e dove galleggiavano candide le ninfe, sono scomparse inseguito alle bonifiche avvenute alla fine degli anni Sessanta del secolo scorso.
In realtà anche il Sile proviene, almeno in parte, dalle montagne. Infatti dove il Piave, sceso dal Cadore e superata la stretta di Quero, si distende in un largo letto di ghiaie perdendo molta della sua irruenza, una porzione delle sue acque si infiltra nel sottosuolo e si unisce all'acqua piovana. Scorre in profondità verso la bassa pianura fin dove, raggiunta la fascia delle risorgive, incontra strati argillosi ed impermeabili ed è costretta a riemergere.
Il Sile appena nato raccoglie subito le acque di altri canali e in breve diventra un fiume. Superato il paese di Quinto scorre lentamente e con maggiore portata verso la città di Treviso che lo accoglie dentro le sue mura per riversargli le acque di altri canali.
Il fiume è sempre stato navigabile e molto importante per i traffici fluviali con Venezia. All'antico porto situato in corrispondenza dell'odierna Riviera Garibaldi, sostavano imbarcazioni di notevole portata.
Dal porto partivano grossi barconi carichi di prodotti della nostra terra, specialmente granturco o merci provenienti dall'Europa, prodotti che la Serenissima dirottava verso l'Oriente. Al contrario giungevano a Treviso le spezie che Venazia importava da quei paesi per prendere la strada del Nord.
All'interno della città giravano decine di ruote di mulini.
Oggi le acque del Sile attraversano lente la città, appena increspate dalla presenza dei gabbiani, delle anatre e dei cigni. Sulle sue acque dal color verde intenso, a tratti smeraldo, si specchiano giardini e palazzi.

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Il Sile - Le Risorgive

L'area delle risorgive del Sile, pur avendo subito consistenti alterazioni nel corso del tempo, comprende al suo interno elementi naturali tipici quali: fontanili/fontanassi, laghetti e aree paludose, torbiere e una fitta rete di corsi d'acqua.
Oltre alla vegetazione tipica delle zone umidi e delle polle di risorgive, si ritrovano alberi isolati e piccoli boschetti, relitti di una precedente copertura riconducibile alla foresta planiziale costituita da pioppi, salici, ontani, querce, olmi, aceri…
L'area è di notevole importanza naturalistica anche per la ricca fauna: ittica (Luccio,Scardola,Persico Reale, Persico Trota,Siluro,Brem,Trota,Pesce Gatto africano,Amur...) e orniticha sia nidificante sia di passaggio (Falco pecchiaiolo,Poiana,Airone rosso,Airone cenerino,Garzetta,Nitticora...)

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Il Sile - I Mulini

Lungo il Sile l'attività molitoria e il traffico commerciale erano più che mai floridi.
L'invenzione trainante e coadiuvante dello sviluppo economico del fiume fu l'invenzione del Mulino idraulico.
La sua diffusione, V-XI secolo, fu favorita dalla notevole e regolare portata del Sile e dei suoi affluenti.
Nel 1568 esistevano solamente a valle di Treviso ben 84 ruote di mulini.
Le numerose ruote fornivano energia ai mulini per cereali, magli, concerie e opifici di ogni genere.
L'obbligatorietà della produzione imposta dal governo veneziano, esigeva la fornitura di 30.000 staia mensili, ciò imponeva una lavorazione continua diurna e notturna.

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Il Sile - Nome

Il corso d'acqua è citato (Silis) per la prima volta nel terzo libro della “Naturalis historia” di Plinio il Vecchio; qualche secolo dopo compare (Sile) nella “Cosmografia ravennate”.
Secondo Bartolomeo Burchiellati, l'idronimo deriva dal latino silentis "silenzioso", in riferimento alle acque tranquille del fiume.
Studi più recenti lo avvicinano a un probabile termine prelatino “sila” con il significato di canale.

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Il Sile - La Leggenda

Intorno al fiume Sile che bagna la Marca trevigiana, si narrano curiose leggende sulla sua origine.
Una di queste storie è raccontata dallo scrittore Francesco Colonna nel romanzo "Hypnerotomachia Poliphili" del 1499 , che descrive “il combattimento amoroso di Polifilo in sogno”.
Il romanzo narra della ricerca della donna amata, la splendida fanciulla Murgania, dalla quale il paese di Morgano prenderebbe il nome.
Tra le figlie del console romano Lelio Sylirio e di Trivisia Calardia Pia, tra le quali anche Quintia e Septimia, Murgania era la più bella. I contadini del luogo scambiandola per Venere eressero una sorta di recinto sacro per adorarla, attirando così le ire della vera figlia di Zeus, che spinse il padre a incenerire il tempio di Murgania, trasformata in fonte insieme alle sorelle mentre il padre Sylirio fu mutato nel fiume che oggi conosciamo come Sile.

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Fontane

Treviso è anche detta “città d’acqua”, non solo per il Sile, ma anche grazie alla presenza di più di trenta fontane sparse nel centro storico. La città è situata nella zona delle risorgive, perciò l’acqua è sempre stata l’elemento principale.

Fontana di Piazza San Vito

Fontana di Piazza S. Vito

La fontana di Piazza San Vito, fu realizzata nel 1903; fu offerta dai commercianti in segno di ringraziamento verso il comune di Treviso; per aver mantenuto nella piazza il mercato ortofrutticolo che vi si svolgeva un tempo. Il manufatto è in marmo, costituito da una parte superiore ornamentale e da una piccola fontana inferiore destinata all'uso domestico.

Fontana del Littorio

Fontana del Littorio

Questa fontana fu realizzata nel 1929 e, al tempo della costruzione, fu oggetto di numerose critiche: basandosi sui giornali dell'epoca, le tre vasche di forma ovale davano l'impressione di una struttura cadente e non gradevole (esteticamente). Interamente in marmo, la fontana sostituì quella precedente, destinata a solo uso domestico.
Questa elegante fontana si trova in Piazza San Leonardo, di fronte al portone di Ca' Spineda. Il manufatto attuale è costituito da tre vasche: quella mediana, che è sorretta da un gruppo di quattro delfini posti al centro della vasca inferiore, e quella superiore, che è sostenuta da una colonna decorata con fasci littori.

Fontana S. Maria dei Battuti

Fontana S. Maria dei Battuti

Si dice che nell’Ottocento, l’imperatore Francesco I d’Austria, quando risiedeva a Venezia, richiedesse l’acqua che sgorgava da questa fontana, perché all’epoca era ritenuta la migliore acqua di Treviso.
Questa fontana si trova in Piazza Santa Maria dei Battuti. Formata da una colonna in ghisa decorata con una testa di drago il quale simboleggia la forza dell’acqua. È posta a ridosso di una colonna in marmo su cui spicca il simbolo dei Battuti.

Fontana dell Umanesimo Latino

Fontana dell’Umanesimo Latino

Questa elegante fontana, è composta, nella parte inferiore da due vasche di forma circolare e la più grande delle quali è sostenuta da un pilastro che poggia su un basamento ottagonale.
Sulla vasca maggiore, sono rappresentate due facce e degli ornamenti che la circondano. La vasca più piccola, invece, ha quattro rubinetti dalla forma di una testa di animale, (probabilmente un drago). La parte superiore è composta da cinque piccole vasche (senza acqua) disposte in ordine decrescente (partendo dal basso), le quali sono sostenute da quattro foglie per ogni spazio dello stesso materiale.

Fontana di Piazza SantAndrea

Fontana di Piazza Sant’Andrea

Questa struttura sfrutta la pendenza dell'altura di Sant'Andrea per permettere all'acqua di scendere fino al Sile. In cima, è posta una sfera in ferro con i simboli zodiacali, sorretta da una colonna anch’essa in ferro. La discesa dell’acqua, è accompagnata da una serie di vasche, le quali con la discesa dell’acqua, ricordano una piccola cascata.

Fontana di Piazza Garibaldi

Fontana di Piazza Garibaldi

Lo splendore di questa piccola fontana, proviene da un magnifico cigno, il quale posto alla sommità, ricorda la mitologia greca che spesso attribuisce alle Ninfe che presiedevano alle fonti sorgive, alle fontane e ai laghi. A fianco alla zampa sinistra dell’animale, si può osservare una scritta: piume al vento. L’uccello è realizzato in ghisa, e sovrasta un massiccio pilastro dello stesso materiale. I cigni, che spesso si trovano nel Sile (proprio dietro la struttura), rendono la scultura ancora più realistica e magica.

Fontana di Piazza Crispi

Fontana di Piazza Crispi

Circondata da un piccolo giardino, la fontana è costituita da una vasca di forma circolare che dall’interno emerge una roccia da cui sgorga l'acqua. E’ stata costruita recentemente, nel 1997; L’acqua potabile esce da un rubinetto a forma di testa di serpente, inserito all’interno di una testa di leone.

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Fontana delle Tette

La statua di marmo è una figura femminile a mezzo busto dal corpo spoglio. Le stesse mani della donna strizzano l'abbondante seno. Ha un viso sereno, quasi ad accennare un sorriso. I capelli sono raccolti con un'ordinata treccia e sulla schiena scendono tre eleganti boccoli.
La Fontana delle tette fu costruita nel 1559 su commissione del Podestà della Repubblica di Venezia (Alvise Da Ponte) a seguito di una grande siccità che colpì la città.
Originariamente la statua era posta all'interno del palazzo Pretorio. Da allora fino al 1797, anno della caduta della Serenissima Repubblica di Venezia, in onore di ogni nuovo Podestà dalla fontana sgorgavano vino rosso da un seno e vino bianco dall'altro per tre giorni e tutti i cittadini potevano bere gratuitamente.
La statua venne presa a fucilate nell'Ottocento dalle truppe napoleoniche poiché rappresentava il potere locale.
La scultura originale è seriamente danneggiata, ed è stata riposta in una teca sotto il portico del palazzo dei Trecento.
La copia moderna della fontana è stata realizzata nel 1989 ed è collocata nel cortile di palazzo Zignoli a Treviso.
La Fontana delle Tette è stata e continuerà ad essere simbolo di buon auspicio, di fertilità, abbondanza e floridezza.

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Fontana dei Tre Visi

La fontana dei Tre visi è situata davanti al Municipio, e rimanda alle origini del nome Treviso (da Trevisum: “le tre vedute”) e della formazione della città di Treviso, sorta a partire da tre colli: Colle Sant' Andrea, Colle Piazza dei Signori e Colle Piazza Duomo.
La parte inferiore della fontana presenta una vasca circolare in cui si riversa l'acqua che sgorga dalle bocche di quattro teste stilizzate di leone, simbolo della serenissima e della forza dell'acqua. La scultura superiore, in origine collocata sulla scalinata del Palazzo dei Trecento, è formata da un busto nudo maschile con ai fianchi cinta una gonna da armatura ed è dotata di tre teste somiglianti