Panevin

Pan&Vin

Le sue origini

La tradizione del Pan&Vin fondò le sue radici nel periodo celtico ( nel V sec. a.C ) presso l’antico popolo dei Veneti. Questo falò serviva per evocare il ritorno del sole sulla terra, cioè l’allungarsi delle giornate che iniziava con il solstizio d’inverno. I Celti , accendevano dei fuochi per ingraziarsi la divinità relativa e bruciavano un fantoccio rappresentante il passato . Ancora oggi la fiamma simboleggia la speranza e la vecchia che viene bruciata rappresenta il tempo che è trascorso. Il rogo era talvolta benedetto dal parroco e lo scoppiettare dell’acqua santa nel fuoco veniva riconosciuto come il demonio infuriato che fuggiva.
Il falò serviva per celebrare questo giorno che, con il calendario Giuliano, coincideva con il 25 dicembre. Nel Medioevo, con l’evangelizzazione delle campagne venete, il Pan&Vin perse le sue origini pagane assumendo una connotazione cristiana. Il falò venne spostato al giorno dell’Epifania per ricordare i Magi che portarono i doni a Gesù bambino. Secondo la leggenda i falò della campagna veneta furono loro utili per trovare la via di Betlemme essendosi persi. Nella notte del 5 gennaio del Medioevo l’occasione del Pan&Vin, come accade oggi, forniva al popolo un momento di unione e ritrovo con tutta la comunità cittadina, davanti a pinza e brulè, aspettando con ansia la divinazione per l’anno nuovo che il fuoco dava.

Le sue tradizioni


Una delle principali tradizioni legate al Pan&Vin, è quella di osservare in che direzione vada il fumo del falò; in base a questa , i contadini trevigiani predicevano se il raccolto dell’annata sarebbe stato buono o cattivo. Questo momento è detto “PRONOSTEGHI”. Se il fumo andava verso sinistra il raccolto sarebbe andato male, se invece il fumo andava verso destra il raccolto sarebbe andato bene.

Pinza

Pinza

Ricetta

Ingredienti
150 g Farina
150 g Farina di mais fioretto
1 bustina Lievito di birra secco
75 g Uvetta
30 g Pinoli
30 g Semi di finocchio
6 Fichi secchi
1 bicchierino Grappa
125 g Zucchero
1 pizzico Sale
Latte

Preparazione


Mettete a bagno l’uvetta in acqua calda e tagliate i fichi secchi a piccoli pezzi. In una terrina versate le due farine, un pizzico di sale e lo zucchero. Disponete in una tazzina del latte, fatelo intiepidire leggermente, aggiungete il lievito e fatelo sciogliere. Versate alle farine la grappa, il latte con il lievito e mescolate bene fino ad ottenere un impasto uniforme; se servisse aggiungete ulteriore latte.
Fate lievitare per alcune ore; l’impasto deve raddoppiare. Quando l’impasto avrà lievitato aggiungete l’uvetta ammollata e strizzata, i fichi tagliati a pezzi, i semi di finocchi e i pinoli
Coprite con carta forno una teglia rettangolare abbastanza alta, versate il composto e livellatelo. Lasciatelo riposare una mezz’oretta e poi cuocetelo a forno già caldo a 180° per 60 minuti; prima di sfornarla controllate con la prova stecchino se la cottura è terminata. Servite la pinza fredda, anche il giorno dopo, in modo che tutto prenda un buon sapore.

Panevin

Filastrocca del panevin

“Pan e vin,
ła pinsa soto el camin.
Faive a ponente
panoce gnente,
faive a levante
panoce tante”

“Pan e vin,
ła pinsa soto el camin.
Fuive verso sera
poenta pien caliera.
Fuive verso matina
poenta molesina.
Fuive a meodì
poenta tre olte al dì.
Fun a bassa
poenta pien cassa”

Natale

Treviso in Natale

Magica è l'atmosfera natalizia che si crea dentro le mura della città di Treviso.
Durante questo periodo Treviso si orna con scintillanti luminarie e persino i canali che la attraversano sono adornati con stelle luminose appese a fior d’acqua che creano una magica atmosfera.
Un maestoso albero di Natale, donato dal comune di Brunico, ogni anno viene posto al centro di Piazza dei Signori e adornato con nuovi addobbi per stupire cittadini e visitatori, frutto della collaborazione tra Comune di Treviso e Coin SPA. La Sua accensione è diventata una cerimonia immancabile e spettacolare, che si svolge la sera dell’ otto dicembre, data che da sempre per le famiglie trevigiane coincide con la giornata di avvio del clima natalizio con predisposizione di presepi ed alberi nelle case. I cittadini si riuniscono numerosi nella Piazza, intorno all’albero, al suono di cori natalizi e sullo sfondo di proiezioni a tema sulle mura del palazzo dei Trecento.
Grazie alla consolidata tradizione corale della provincia, per tutto il periodo è possibile partecipare a concerti nelle diverse chiese e piazze della città.
Si è consolidata anche a Treviso la tradizione dei mercatini di Natale, ogni anno più ricchi di offerte, che si snodano da Porta Santi Quaranta a piazza del Duomo, e si tengono nelle domeniche dell’Avvento.
I centri natalizi più floridi di Treviso sono: la “Loggia del Cioccolato” (Loggia dei Cavalieri e Piazza Indipendenza); in Piazza Pola “ La Natura del Natale”, mostra mercato dedicata al biologico; in Piazza Duomo c'è la mostra del mercato dedicata all’artigianato; in Piazza dei Signori si trovano i “Mercatini di Lienz” che presentano i propri prodotti tipici austriaci; in Piazza Borsa viene allestita l'antica mostra del radicchio Rosso di Treviso .
Il villaggio di Natale di Treviso è completato dall'immancabile pista di pattinaggio su ghiaccio realizzata in Piazza Borsa e dalla fantastica giostra per bambini in Piazza dei Signori.

Natale

Le gioie del palato a Natale

La tradizione vuole che ogni famiglia festeggi il Natale attorno a tavole riccamente imbandite in casa o in ristorante.
È interessante sottolineare come per la tavola delle feste natalizie Treviso abbia saputo conservare dei piatti che possono essere definiti storici, essendo presenti da secoli nelle case, pur nella varietà delle tradizioni che caratterizza le diverse aree della città.
In tutte le osterie della zona il 24 dicembre vengono cucinati i “bigoli in salsa”, tipica pietanza “magra” per il giorno della vigilia.
Il tradizionale pranzo di Natale si apre con un antipasto sfizioso a base di salumi vari.
Tra i primi piatti serviti durante le feste si trovano: Brodo di cappone con cappelletti, Risotto al radicchio, Pasticcio.
Secondi piatti classici sono: il Cappone bollito, il Tacchino arrosto ripieno con salsiccia e radicchio, i Fondi di carciofi al forno.
Per i dolci si può degustare: Pandoro, Panettone, Mostarda di mela Cotogna o di pera.
Infine per i vini si consiglia di sorseggiare il tipico Prosecco trevigiano, un rosso Cabernet e un buon Moscato fiori d’arancio dei Colli Euganei.

Radicchio

La festa del Radicchio rosso di Treviso

La storia

La consacrazione ufficiale del radicchio rosso, come pregiato ortaggio invernale simbolo di Treviso, avviene per opera di Giuseppe Benzi (un agronomo di origine lombarda trasferitosi nel 1876 a Treviso, divenuto responsabile dell’Associazione Agraria Trevigiana). Nel mattino di giovedi 20 dicembre 1900, Giuseppe Benzi sotto la Loggia di Piazza dei Signori, diede vita alla prima delle mostre dedicata al “fiore d'inverno”.
Vincitore della prima edizione fu Antonio De Pieri, fittavolo della tenuta De Reali di Dosson, a conferma della diffusa voce popolare che identifica in Dosson (Treviso) la patria del radicchio rosso. Da allora, ogni anno, all’approssimarsi del Natale, per una mattina, il cuore della città vedrà protagonisti uomini provenienti dalle vicine campagne e la Loggia, sia pure per poche ore, assumerà l’aspetto di un coloratissimo giardino d’inverno.

La Festa del Radicchio a Dosson


Importante per la coltivazione, produzione ed esportazione della cicoria rossa è la zona di Dosson.
Fu nell’autunno del 1986 che, in un incontro di amici, il discorso cadde sulle manifestazioni che vivacizzavano la vita del nostro paese. Parve che fra le numerose iniziative non dovesse mancare quella che avrebbe dovuto esaltare il prodotto più tipico della nostra terra: il radicchio rosso trevigiano, questo pregiato ortaggio cha da oltre un secolo ha avuto la sua culla proprio a Dosson. Nel gennaio del 1987 si realizzò la 1ª Festa del radicchio rosso nella zona di Dosson.
In occasione di questa Festa fu coniato il logo della manifestazione da Lucio Caner, rappresentante un fiore composto di fiori (i fiori rossi commestibili, i radicchi). Questo logo campeggia tuttora in tutte le locandine e pubblicazioni curate dall’Associazione Produttori del Radicchio Rosso di Dosson.
Nella 2ª Festa del 1988 l'evento si arricchì di una serie di manifestazioni con finalità culturali e ricreative.
Nella 3a Festa del 1989 la presenza della Confraternita del Radicchio Rosso di Treviso offrì a tutti i partecipanti la pubblicazione “Natura e proprietà biologiche presenti nel Cichorium Intybus L. o Radicchio rosso trevigiano” di V. Bettini, M. Broi e del dott. Roberto Benetti, che rivelava le straordinarie qualità organolettiche e salutari di questo prezioso ortaggio.
La 4ª Festa del 1990 si caratterizzò per il maggior coinvolgimento dell’intera comunità. Inoltre, il cuoco Carlo Pasin propose la degustazione di prelibati piatti a base di radicchio rosso.
Nella 5ª Festa del 1991 fu introdotta la “valigetta regalo”, ideata dallo scrivente Paolino Sartorato e realizzata da Lucio Caner, contenitore molto elegante del Radicchio, contrassegnata dal logo della manifestazione.
Nelle successive edizioni la Festa aumentò di importanza grazie ad un coinvolgimento sempre maggiore di pubblico e collaboratori territoriali...

Programma della Festa


La Festa del Radicchio rosso di Treviso si svolge in più zone provinciali, ma la più rinomata è sicuramente quella di Dosson.
La Festa si sviluppa in nell'arco di alcuni giorni tra fine gennaio e inizio febbraio.
Solitamente il programma comprende: l'esposizione e la vendita del radicchio rosso, l'apertura dello stand gastronomico e le serate intrattenute da eventi di vario genere.

Suoni di Marca

Suoni Di Marca

Questo festival contiene un duplice incarico, ovvero quello di promuovere la musica nel territorio trevigiano e quello di veicolare un prodotto musicale di qualità. Sulle splendide mura rinascimentali di Treviso, si svolgono queste grandi serate all’insegna della buona musica, del gusto e dell’artigianato di qualità, con spazi dedicati alle famiglie e con l’energia di centinaia di artisti nazionali e internazionali, operatori, volontari e di numerosi estimatori del festival ad ingresso gratuito più lungo d’Italia.
Infine un vero e proprio percorso del gusto accompagnerà le serate, con la possibilità di degustare tipicità locali a km zero, specialità etniche, cucina gourmet e Finger food.
Suoni di marca si conferma anche un festival a misura di bambino, con uno spazio dedicato alle famiglie e ai più piccoli, in cui tutti i giorni saranno attivi servizi di animazione di baby-sitting.